Persiste ancora l’incertezza circa la possibilità o meno, per l’Amministratore di Condominio, di convocare l’assemblea.
Il Governo avrebbe dovuto predisporre un quadro normativo certo per risolvere la situazione di “stallo” in cui versano i Condomini.
L’impianto normativo tanto atteso è rimasto, però, una chimeralasciando libero spazio alle più svariate interpretazioni ed ipotesi avanzate da Giornali ed organizzazioni di settore.
I primi di Giugno nelle c.d. Faq (domande frequenti), il Governo ha operato alcune precisazioni facendo salva “la possibilità di svolgimento delle medesime assemblee da remoto”.
Sembra questa, infatti, la scelta più opportuna da operare per svolgere l’assemblea di Condominio nel rispetto del più generale impianto normativo predisposto dal Governo per l’emergenza Covid-19.
D’altro canto, troppe sono ancora le incertezze legate all’individuazione dei c.d. “locali adeguati” allo svolgimento dell’assemblea in presenza fisica. In questo caso, infatti, l’adeguatezza dovrebbe essere oggetto di valutazione dell’Amministratore sulla base di criteri che, tuttavia, nemmeno sono stati individuati. Sarebbe necessario, infatti, avere la certezza circa la sanificazione degli ambienti; sarebbe necessario vietare l’ingresso a coloro che risultano positivi al virus, sono in attesa dell’esito del tampone o sono obbligati a sottoporvisi. Queste informazioni, per ovvie ragioni, non sono facilmente reperibili dall’Amministratore di Condominio
Inoltre, sarebbe comunque necessario evitare gli “assembramenti”; anche in questo caso però non è dato sapere quale sia l’esatto criterio o discrimine da utilizzare.
Fermo restando l’obbligo relativo all’uso dei dispositivi di protezione personale, i guanti ed il mantenimento delle distanze interpersonali.
L’Amministratore sarebbe, dunque, tenuto a vigilare sull’ottemperanza di tali comportamenti con conseguenti responsabilità.